ECONOMIA - BUONE PRATICHE1) Una economia solidale, per il bene di tutti
Dobbiamo cambiare paradigma, uscire dallo schema venditore/consumatore, con i produttori in competizione esasperata fra loro per ridurre ad ogni costo i prezzi di vendita e con i consumatori che cercano di pagare il minor prezzo possibile. Dobbiamo rinunciare alla comodità di avere ogni prodotto disponibile sotto casa e in qualsiasi momento.
Questi meccanismi conferiscono strapotere alla grande distribuzione organizzata (GDO), che schiaccia i produttori, riducendo ai minimi la redditività del proprio lavoro ed obbligandoli a produrre merci di scarsa qualità per rientrare nei prezzi di vendita minimi che la GDO impone.I consumatori, a loro volta, senza la possibilità di acquistare direttamente dai produttori, si ritrovano obbligati ad acquistare prodotti troppo costosi, di scarsa qualità e poco durevoli.
Non solo. Ci inducono, tramite sofisticate tecniche di manipolazione mentale (pubblicità) ad acquistare beni di cui non abbiamo neppure bisogno.
Oltre a questo la GDO generalmente incassa subito i pagamenti dei consumatori, ma paga solo dopo diversi mesi i produttori. Il flusso di cassa che viene generato consente alla GDO di costituire dei capitali per svariati miliardi di euro che vengono investiti nei mercati finanziari. Questi capitali vengono in genere investiti nelle attività finanziarie più redditizie, che sono quelle legate alla produzione di armi (ed alle guerre), alla produzione di farmaci in monopolio, alla speculazione sui prezzi dell’energia e delle materie prime. E’ come se i cittadini prestassero denaro a tasso zero ai proprietari della GDO, senza sapere che tale denaro verrà investito contro gli interessi dei cittadini stessi.
I piccoli negozi, che rendono vivi i nostri quartieri e i nostri paesi, non possono reggere la concorrenza, perché sono obbligati a rifornirsi dalle stesse catene di approvvigionamento della grande distribuzione, ma a prezzi di acquisto superiore e non avendo la possibilità di fare utili attraverso la speculazione finanziaria. Di conseguenza devono praticare prezzi di vendita più alti, per cui i clienti preferiscono recarsi negli ipermercati ed i piccoli negozi sono obbligati a chiudere, trasformando le zone abitabili in dormitori privi di punti di socializzazione.Gli unici a guadagnarci in questo meccanismo sono i pochi proprietari della GDO (perché anche chi lavora per la GDO nei supermercati è sottopagato), a scapito di tutti gli altri.
In realtà ciascuno di noi nel corso della sua vita è produttore, commerciante e consumatore di beni e servizi. Siamo tutti parte della stessa società in cui viviamo.
Siccome tutti abbiamo l’interesse a sottrarci da questo meccanismo economico infernale intendiamo organizzarci per creare una economia nuova, in cui i cittadini produttori, piccoli commercianti e consumatori sono solidali fra loro e si impegnano per realizzare il bene di tutti.
Dobbiamo diventare cittadini che producono beni e servizi per il bene della comunità e cittadini che instaurano rapporti di conoscenza e di collaborazione umana con i produttori, affinché vengano prodotti beni e servizi di qualità per noi cittadini che li utilizziamo e affinché venga riconosciuto la giusta remunerazione a chi lavora per produrli.Per cambiare paradigma economico invitiamo le imprese e i commercianti a contattarci, affinché possiamo tutti insieme creare dei gruppi di imprese che cooperano fra loro per realizzare la nuova economia, senza più essere in concorrenza fra loro e succubi alle condizioni imposte dalla Grande Distribuzione Organizzata.
Per lo stesso motivo invitiamo i cittadini a riunirsi localmente per dare vita a dei gruppi di acquisto solidali, tramite i quali sarà possibile incontrare gli imprenditori e organizzare tutti insieme il benessere economico della nostra comunità umana.
Dovrà essere impegno di tutti, cittadini e imprenditori, l’organizzazione della nuova economia solidale che andremo a creare, evitando, nei limiti del possibile, di fare acquisti dalla grande distribuzione organizzata: ipermercati e le grandi piattaforme di commercio tramite internet, che funzionano allo stesso modo.
Da parte della nostra organizzazione ci impegniamo a creare delle alternative, mettendo a disposizione degli strumenti per facilitare gli ordinativi, i pagamenti e le consegne delle merci, il tutto fra attori economici fra loro solidali.
2) Un nuovo sistema monetario a servizio dell’economia reale e non della finanza speculativa
Tutto il denaro che oggi utilizziamo per vivere viene creato dal sistema bancario (banche centrali e banche private). Anche se il denaro è uno strumento di utilità pubblica, esso viene creato da soggetti privati, i quali determinano quanto denaro c’è in circolazione (ne possono ridurre la quantità, rendendolo scarso o aumentarne la quantità, rendendolo più facilmente disponibile).Tutto il denaro viene creato “a debito” ovvero per poter disporre del denaro necessario agli scambi economici (beni e servizi che noi produciamo e noi ci scambiamo) famiglie ed imprese devono inevitabilmente indebitarsi con le banche, sia per il conto capitale, sia per gli interessi aggiuntivi da restituire.
L’emissione delle banconote a corso legale avviene aumentando il debito pubblico e obbligando gli stati a tassare i cittadini per pagare gli interessi sul debito. Con l’attuale sistema, se non ci fosse il debito pubblico cesserebbe di circolare il denaro e ritorneremmo all’età della pietra. Lo stato potrebbe stampare da sé il denaro necessario, senza indebitare nessuno, e usarlo per i pagamenti, ma non lo fa, perché è schiavo delle banche, alle quali deve garantire la rendita degli interessi sul debito.
L’emissione di moneta elettronica, sotto forma di conti correnti bancari e di carte di pagamento avviene solo a seguito di erogazione di credito bancario ad interesse. Anche in questo caso le banche richiedono la restituzione del debito, più la quota interessi che non è stata creata.
In sostanza la nostra società è inevitabilmente e costantemente indebitata con il sistema bancario, il quale non solo percepisce interessi per il solo fatto di metterci a disposizione dei mezzi di pagamento, ma anche decide le condizioni di erogazione, chi ne possa beneficiare e chi no.
Sia la stampa di biglietti cartacei, sia la scrittura di bit elettronici sono creazione di denaro “dal nulla”. Tale denaro assume valore perché noi lo accettiamo in cambio del nostro lavoro.
L’attuale sistema monetario a debito è strutturato per estrarre ricchezza dal mondo dell’economia reale (lavoratori e imprese che producono beni e servizi di valore reale) per concentrarla nelle mani di coloro che lucrano dalla finanza speculativa, che oggi funziona letteralmente come parassita di coloro che vivono del proprio lavoro, al punto che oggi l’1% della popolazione, quella che vive di finanza, possiede il 50% della ricchezza mondiale.
Il sistema bancario-finanziario usa la ricchezza generata dal monopolio sulla creazione del denaro per corrompere i decisori politici, i mezzi di informazione e per creare ogni possibile situazione di rendita ai danni del resto della popolazione.
Eppure la moneta non è valore reale. Valore reale sono i beni e servizi che noi produciamo con il nostro lavoro. Loro non producono nulla!
Ciò che dà valore alla moneta creata dalle banche è il fatto che noi la accettiamo in cambio del valore reale che produciamo con il nostro lavoro.
Ogni volta che accettiamo pagamenti in euro noi sosteniamo e alimentiamo il loro sistema di potere.
Per questo motivo dovrà essere nostro impegno quotidiano di fare il possibile per vivere facendo pagamenti senza utilizzare la moneta-a-debito (euro, dollari, ecc.) emessa dal sistema bancario.Da parte della nostra organizzazione ci impegniamo a realizzare un “mercato parallelo” nel quale sia possibile vendere e acquistare beni e servizi utilizzando monete diverse da quelle emesse dal sistema bancario.